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Dylandogofili intervista Ortolani

di Giorgio Santoro

Ciao a tutti gli amici dylandogofili,
siete quasi a un livello completo di putrefazione e marcescenza? Peggio per voi!!! Se i vostri occhi funzionassero oggi potreste leggere l’intervista che abbiamo realizzato a uno dei disegnatori numero 1 in Italia: Leo Ortolani. Vi chiederete il perché trova spazio nella nostra sezione interviste un disegnatore non Bonelli. Le motivazioni sono due. La prima è che si parla di Leonardo Ortolani, il papà di Rat Man!!! La seconda è che leggendo le sue storie (e innamorandomi perdutamente della sua serie a fumetti) e i relativi editoriali di Andrea Plazzi mi sono accorto che erano tanti i richiami alla Sergio Bonelli Editore e ai personaggi della sua scuderia. A cominciare dal numero 2 in cui nella prima tavola leggiamo questa citazione: “Ci avevate chiesto di fare incontrare la leggenda del fumetto americano con il nuovo mito del fumetto italiano! … Purtroppo Dylan Dog non era in casa”.

Leo, cosa spinge un ragazzo poi divenuto geologo a “flettere i muscoli e a volare nel vuoto”autoproducendo il proprio fumetto?
Non era facile lavorare come geologo. Nemmeno come fumettista, ma come fumettista mi divertivo di più… E poi credo che ci sia un momento nella vita in cui uno deve osare. Speriamo che per me non arrivi mai, sono un vigliacco!

I tuoi esordi avvengono su riviste e fanzine come L’Eternauta, Made in USA, Starcomix. Adesso di riviste simili ce ne sono sempre meno: pensi che manchino al mondo del fumetto? Noi nel nostro piccolo abbiamo appena cominciato un’avventura in tal senso e vorremmo pubblicare storie autoconclusive in una o due tavole di disegnatori non professionisti ispirate a Dylan Dog. Che ne diresti di mandarci qualche tua tavola per le prossime fanzine sotto falso nome (magari Deboroh La Roccia)?
Se non esistono più, un motivo ci sarà… Non so quale sia, ma posso immaginarlo… le nuove generazioni di lettori sono più propense a concentrare la loro attenzione sui singoli autori, piuttosto che su riviste-contenitore. Un po’ perché adesso ci sono davvero tantissime testate a fumetti, e tutti dobbiamo scegliere, perché non abbiamo tutti quei soldi, e se anche li avessimo, non abbiamo tutto quel tempo da passare a leggere fumetti. Di conseguenza, andiamo in edicola o in fumetteria mirando a colpo sicuro. Peccato solo che un autore o un prodotto nuovo faccia poi fatica a farsi conoscere. Mi scuserete se non manderò tavole alla vostra fanzine, ma per i miei ritmi di lavoro avrei anche bisogno di dormire…

Hai creato un vero fenomeno cult: quali autori e personaggi dei fumetti hai letto quando eri ragazzo? E a quali di loro ti sei ispirato nel tuo lavoro?
Quando ho creato Rat-Man non pensavo certo che avrei creato un cult. Che poi, quella parola lì, Rat-Man la guarda sempre con sospetto e intanto si mette con le spalle al muro. Cos’ho letto da ragazzo? Tutto quello che c’era in giro. O quasi. Ma non ho particolari cose a cui mi sono ispirato… credo di essere un po’ il frutto di tutto quanto, dai fumetti ai libri, ai film, ai telefilm, alla vita. Che poi è la stessa cosa per ogni autore di fumetti. L’importante è non chiudere la porta alle esperienze. Come direbbe Cinzia.

A cosa pensi sia dovuto il successo del ratto? Quali sono le fonti del tuo umorismo, delle tue battute? Cosa pensi Jack Kirby abbia portato al mondo del fumetto? E cosa secondo te penserebbe delle continue rinascite-rimpastamenti-ristampe delle storie di supereroi di oggi?
Ragazzi… come riesci a mettere insieme delle domande così diverse in una sola?
Non so a cosa sia dovuto il successo del ratto… credo che sia perché fa ridere, poi fa anche appassionare un po’, fa piangere alcune volte, altre volte ti intriga… Insomma, è appiccicoso.
Le fonti del mio umorismo? Anche qui, non ci sono fonti… amo ciò che fa ridere, lo sento affine e cerco delle strade per replicare certi meccanismi. Ma mi sbaglio a definirli meccanismi, è magia. Quando qualcosa fa ridere è perché è avvenuta una magia, anche nel cervello che l’ha ideata. Se non la scrivi subito o se la cambi di un pelino, non funziona più. È la cosa meno meccanica che conosca.
Mi chiedi cos’abbia portato Jack Kirby nel mondo del fumetto? Ma in quale grotta abiti?
Il “re” ha mosso generazioni di fumettisti come me soltanto con una matita. E ancora ne muoverà negli anni a venire. Ci ha segnati con il fuoco sacro della passione e ci ha mostrato la Via. Non so cosa penserebbe delle rinascite, dei rimpastamenti e di tutto il resto… lui appena poteva, creava cose nuove, a getto continuo.

Come nasce una tua storia? Parti da una trama riempiendola di battute, o trovi una scena interessante e le intrecci intorno una storia, o in un altro modo ancora?
Parto da un’idea interessante e poi la annaffio con notti e notti di scrittura. Un po’ si forma una trama, ma non è nemmeno indispensabile averla, perché poi la cambio, mentre scrivo. E ogni tanto ci attacco delle battute. Ma quelle che mi piacciono di più.

Come mai secondo te il fumetto americano è ricco di evoluzioni nella trama e nelle caratteristiche stesse del personaggio mentre il fumetto italiano è ricco di personaggi statici? Un esempio su tutti: la mancanza di allarmi decenti che impediscano a Diabolik di rubare sempre nella stessa città, com’è giustificabile? Non potresti mandare Rat-Man a dare una mano al povero Ginko? Potrebbe il tuo Rat-Man dare una mano una volta per tutte ad aiutare Tex a tutelare gli indiani americani dall’invasione scellerata dell’uomo bianco? Può Rat-Man toccarsi il naso con la lingua?
No. Rat-Man non riesce a toccarsi il naso con la lingua, quindi cerca di toccare quello degli altri. Vi lascio immaginare lo schifo. Per il resto, la staticità deriva sostanzialmente dal tipo di lettori che seguono quel genere di testate. Lettori che amano ritrovare il loro personaggio sempre uguale. È molto rassicurante. E non ci si espone a critiche o a pericolosi cambiamenti. Se funziona, perché non fare così? Ma in America, dove i lettori di fumetti cambiano spesso, si cerca sempre di attirarli con cose diverse, che stupiscano, che li avvincano come una telenovela. In Giappone, dove non hanno paura di perdere i lettori, creano delle serie che si concludono. Tanto poi ce ne saranno altre, perché limitarsi a raccontare per 50 anni la stessa storia?

Oltre a Rat-Man conosciamo i tuoi altri fumetti pubblicati sul bimestrale, come “Venerdì 12” e “L’ultima burba”. Hai altre miniserie in serbo per gli appassionati che inserirai nella serie Collection?
Se continuo a usare tutte le pagine per le storie di Rat-Man, temo che non potrò sviluppare altre miniserie… Nel cassetto ho sempre “Gli Intaccabili”, ma al momento li tengo da parte.

Sempre parlando dei tuoi progetti per il futuro, ci potresti parlare di questa tua nuova parodia in 3D “Avarat”? Sarà fruibile solo in 3D utilizzando gli occhialetti allegati? Come ti sei trovato con queste nuove tecnologie applicate ai fumetti?
Avarat uscirà in due puntate a novembre e a dicembre e si leggerà usando proprio gli occhialini con le lenti colorate! Il risultato è divertente! La lavorazione è stata abbastanza lunga e complessa, ma si tratta di cose che si fanno con incoscienza , con il solo scopo di divertirsi! Devo dire che alla EDIS, dove Giorgio Franzaroli e Massimiliano hanno reso in 3D le tavole della storia, sono stati dei grandi professionisti. E scusami se mi fa sorridere quando scrivi “le nuove tecnologie”… il 3D esiste dalla fine dell’800. Fumetti in 3D li ha fatti nel 1955 anche Kirby (Captain 3D) e i primi film in 3D sono del 1922…

Come hai più volte dichiarato, Rat-Man dovrebbe concludersi nel 2014 con l’albo numero 100. Sei ancora di quest’idea o pensi che le richieste dei fan ti faranno proseguire? Ricordo che lo si diceva anche per Dylan Dog… ma così non è stato! E ora sono in tanti a lamentarsi che il fumetto non è più lo stesso. È questa una delle cose che vorresti evitare? Tradire i primi lettori?
La storia finirà. Non so se arriverò al 100 o me ne serviranno di più, ma state sicuri che la storia finirà. Non sono uno che va avanti all’infinito. Anche perché le cose si chiudono naturalmente. Le trame e le sottotrame arrivano ormai a un punto finale. Bisogna sempre chiudere in bellezza. È la prima regola dello spettacolo!

Come giudichi il cartone animato che ha debuttato a novembre su RaiDue? Avevi maggiori aspettative, o ritieni che lo spirito del fumetto si sia mantenuto? Che ruolo hai svolto nel progetto?
Il cartone animato, per tute le difficoltà incontrate nella sua produzione, è un miracolo. Lo spirito del personaggio esiste assolutamente anche in queste storie, che io paragono alle prime storie di Rat-Man, quelle autoconclusive, semplici. Il mio ruolo? Ho supervisionato praticamente tutto, lavorando principalmente a fianco di Michele Ampollini e Marcello Cavalli, gli sceneggiatori, ma contemporaneamente controllavo storyboard, videoboard, animazioni, doppiaggio, ritmo narrativo e quant’altro. Un lavoro che mi ha invecchiato di dieci anni. Per poi non vederlo nemmeno trasmesso per bene dalla RAI. Grazie ancora, RAI!

Recentemente è stata ristampata dalla GP Publishing la miniserie Morgan, in 4 volumi più un numero 0, realizzata in collaborazione con Ade Capone. Com’è stata questa esperienza nel fumetto non comico? Ce ne saranno altre?
Si fa sempre per il gusto di fare. La collaborazione di Ade me la ricordo vulcanica, roba che a un certo punto erano nate idee incredibili, ma siccome siamo due geologi, nessuno ha scritto niente, e sono andate perdute nel fuoco della creazione! Non so se farò altre cose “serie”, vediamo. Ormai sono pigro… e mi trovo così bene a fare le cose a modo mio…

Ti piacerebbe cimentarti disegnando storie di altri personaggi? C’è qualche storia con personaggi Bonelli come tuo “sogno nel cassetto”? In un editoriale di Plazzi avevo letto che Tex non ti sarebbe dispiaciuto disegnarlo. Ma i cavalli avrebbero sempre una faccia da scimmia e due grosse orecchie da topo?
No, i cavalli non ci sarebbero. Così mi tolgo subito dall’imbarazzo. Comunque sì, ho nel cassetto da sempre l’ultima storia di Tex, ma credo che sarà difficile che me la lascino fare, perché dentro c’è Rat-Man! Ah!Ah!

Ogni tanto si trovano evidenti riferimenti autobiografici. Quale importanza hanno? Marco e Marcello Lupoi è davvero ubiquo? In che modo ti aiuta Plazzi nella realizzazione delle tue storie? E soprattutto, questa domanda interessa tutti i collezionisti di fumetti: come concili il tuo tempo dedicato al lavoro con tua moglie Caterina? Ti sopporta? Apre sempre lei al postino?
Riferimenti autobiografici… ogni tanto è divertente metterli… così, dopo tanti anni, li leggi e ti ricordi cosa facevi allora, come eri messo… chi frequentavi… MML è davvero ovunque, continuamente. È il suo lavoro! E se non ci fosse Andrea Plazzi, bisognerebbe inventarlo, perché è una montagna che ferma le perturbazioni atlantiche e cascasse il mondo, è lì che dice “tranquillo, lavora tranquillo, non c’è problema, ci penso io”. Come concilio il tempo con Caterina e le bimbe? Lavoro di notte, quando tutti dormono. Anche voi lettori.

Veniamo ad un po’ di domande sul nostro Indagatore dell’incubo che va verso i 25 anni di vita. Lo hai mai letto? Quali storie ti sono piaciute in particolar modo? Ma soprattutto: lo leggi ancora oggi?
Certo che l’ho letto! Ero un lettore appassionato di Dylan, poi, arrivati a “Il picco della strega”, che era da un paio d’anni che non c’era più Sclavi, ho chiuso l’albo e ho detto “adesso basta prendermi in giro”. E ho smesso. Occasionalmente, per un viaggio in treno, per un motivo particolare, lo compro ancora. Qualcosa mi è piaciuto moltissimo (“Mater Morbi” di Roberto Recchioni), altre volte è un numero dimenticabile. Non ricordo un numero particolare, ricordo però il divertimento citazionistico della serie, per cui si passava da un Terminator/Golem a un Nightmare/Buio e tante cose così. E poi le sceneggiature di Sclavi erano davvero incredibili. Adesso forse si vedono più cose di questo tipo, ma allora erano direi quasi oniriche. Ti lasciavano frastornato. Ma era il bello di questa serie. E io continuo a dire che ogni personaggio è legato al suo papà. Se questi se ne va, il personaggio soffre dell’abbandono. Devi avere qualcosa di veramente buono, per lui, altrimenti soffre.

Da un punto di vista professionale come potrebbe essere per Leo Ortolani disegnare Dylan Dog e come potrebbe essere per Dylan Dog essere disegnato da te. Ho provato a chiedere a Dylan ma Groucho al citofono non mi apre, non conosco la password… ci riesci tu? Come saprai, nel maggio 2010 nella collana Color Fest di Dylan Dog sono state realizzate 4 storie umoristiche. Innanzitutto, hai letto questo fumetto? Hai riso con la copertina? Se hai riso con le storie pubblicate all’interno non te lo chiedo nemmeno. Vengo al dunque: quante firme dobbiamo raccogliere noi dylandogofili per vedere una TUA storia umoristica su questa collana che credo uscirà ogni anno?
Mi era stato chiesto di collaborare con questo albo umoristico di Dylan Dog, solo che non è stato raggiunto un accordo di base sul contratto, così non ho partecipato. Io poi l’ho comprato, che ero curioso, solo che non ho trovato l’umorismo. Peccato!
La copertina era divertente, grazie a Silver e un mix con la sua fattoria!
La mia collaborazione con questa collana (che non so che senso abbia continuare, visto che non contiene storie umoristiche), dipende dal tempo che posso avere per realizzare una storia e, come detto prima, da una diversa base contrattuale. Ma non pensate ai soldi, c’era un problema di libertà d’azione e di utilizzo della storia prodotta.
I fumetti si fanno se ci si diverte. È un modo per esprimere se stessi. Se esistono dei problemi a fare una storia con Dylan Dog, tanto vale che continui a fare Rat-Man, dove posso correre libero nei prati di carta!

Come concludere? Ringrazio Leonardo Ortolani personalmente come lettore del fumetto e a nome di tutti noi dylandogofili per il tempo dedicatoci. Consiglio davvero a tutti quelli che amano i fumetti di leggere almeno una volta le avventure del Ratto: non potrete farne a meno!!! E noi continueremo a sperare in una sua storia nel Color Fest Humour!!!
Un ringraziamento a Gianluca Carangelo e Francesco Carelli di CR7 per l’aiuto e le segnalazioni.

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