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Leo Ortolani racconta…

di Leo Ortolani

Non è esattamente un’intervista ma è sicuramente da leggere…

L’autoproduzione

All’inizio c’era il foglio bianco. Ed era cosa buona. Ma la cosa più buona era che prima di riempirlo sarebbe stato meglio guadagnarsi da vivere con il sudore della fronte, tralasciando di partorire con dolore per motivi di sesso. Quindi imparai il mestiere di geologo e iniziai a praticarlo. E là c’era pianto e stridore di denti. Ma almeno si lavorava.

Scusa se mi sono dilungato su questa cosa, ma il primo passo verso l’autoproduzione non sarebbe stato possibile senza un’altra fonte di guadagno alle spalle, da reinvestire nell’autoproduzione stessa. Inoltre, se l’autoproduzione va male si può sempre continuare a lavorare a ciò che si faceva prima. Molti pensano che solo l’intenzione di fare fumetti li porterà su una strada lastricata d’oro e gemme preziose (anch’io, per questo ho fatto il geologo), ma la realtà è un po’ più dura. Non voglio scoraggiare le nuove leve, ma sappiano che in questo campo va dato tutto ciò che si può dare. Chi fa fumetti solo il pomeriggio di domenica se non c’è niente in tv non ci provi nemmeno. Alcuni diranno “esagerato!”, ma non avete idea di quanta gente vorrebbe fare storie a fumetti senza impegnarsi troppo.

Finita la paternale torniamo sul sentiero giusto. All’inizio ho collaborato con una fanzine, Made in USA, che mi ha fatto conoscere a qualche lettore sparso. E a Luca Boschi, che mi ha chiamato per collaborare con alcune testate, da Star Comìx a Totem, arrivando a Sturmtruppen sotto l’occhio divertito di Bonvi.

A livello locale ho anche iniziato a collaborare con la Gazzetta di Parma realizzando strisce settimanali per circa 4 anni. Tutto questo non bastava a darmi di che vivere, ma ha contribuito molto a farmi conoscere in giro. Poi, nel ’94 c’è stata quella grossa crisi del costo della carta e Sturmtruppen ha chiuso, Totem pagava meno, insomma ero col sedere a terra. Mi ero illuso di poter fare il fumettista e invece ero al punto di partenza. Così ho iniziato a fare il geologo. Nel frattempo ho bussato a quasi tutte le case editrici italiane per cercare lavoro e nessuna mi ha aperto (adesso lavoro per tre di loro), o comunque sono rimaste a vedere come me la cavavo con il galleggiamento in un materiale ad alta densità. Bene. Giravano in quel periodo le prime voci di AUTOPRODUZIONE! Magia! La possibilità di stamparsi i fumetti e di presentarli al pubblico senza passare attraverso le porte chiuse di cui sopra… Ade Capone con la Liberty era in testa a questo “movimento indipendentista”, ma anche con lui non c’era stato nulla da fare, era occupatissimo e il mio materiale sarà rimasto sepolto sotto chissà quali pile di fotocopie di questuanti, quindi niente Liberty: Ogni volta che questa la racconto, Ade prende sempre 20 gocce di Lexotan al pensiero…

Ah!Ah!Ah! Scusa Ade, lo sai che sono cattivo! Dopo Ade, parlando con Castellazzi, che era redattore-tutto-fare di Fumo di China venni a saper che Toninelli stava partendo pure lui con autoproduzioni. Lo chiamai, e lo sventurato rispose. Partì così il primo albo di Rat-Man. Toninelli mi mise a disposizione (ovviamente pagando) il marchio editoriale, con tutto ciò che c’era dietro, cioè un commercialista per la parte burocratica, una tipografia da cui lui si serviva, un posto allo stand nelle mostre-mercato, un contatto con il distributore per le fumetterie. Senza questi elementi non si può partire. Il passaggio alla Bande Dessinée di Andrea Rivi fu quasi naturale, perché eravamo più vicini di casa, avevo trovato un tipografo a Parma e il tutto costava molto meno. Cosa importantissima peraltro, visto che all’inizio le entrate erano piuttosto scarse e anche le 100.000 lire in meno facevano la loro bella differenza.

Il resto è venuto un po’ da sé. Il personaggio è piaciuto e i lettori hanno fatto passaparola tra di loro accrescendosi di numero, si è sollevato un piccolo polverone attorno alla cosa e anche i “grandi” editori si sono fatti avanti per vedere cosa stava succedendo. Ho fatto molte mostre mercato, molti incontri con i lettori, molti lavoretti su varie riviste e alla fine ho stretto il patto diabolico con la Marvel, dove tuttora sto, beatamente sotto pressione con le scadenze e libero di fare ciò che mi piace con il topino (che è quello che facevo anche prima con l’autoproduzione)… e non è una cosa da poco. Non è stato ovviamente un passo scontato, intendiamoci, e non lo è nemmeno adesso: i primi quattro albi della Rat-Man Collection sono stati una prova per saggiare l’interesse del pubblico e per fortuna è stato un esperimento positivo. Ma per tutta la durata dell’esperimento ho continuato a mandare avanti l’autoproduzione perché non si sapeva cosa sarebbe successo e secondo me il topo doveva sopravvivere. Anche autoprodotto. Questo è tutto. Sono stato quel bel logorroico, ma spero di venire perdonato!

L’articolo, che abbiamo pubblicato in anteprima, è stato pubblicato su Mumble… mumble. Si ringrazia Alberto Ghè per averne concesso la pubblicazione integrale.

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