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Le prime storie

“Una misteriosa figura si aggira, senza pace, per i vicoli della città…
Fruga tra le ombre della notte, come per trovare un significato alla sua esistenza…
Mentre i ricordi tornano alla sua infanzia, segnata da un doloroso ricordo…
…quando perse entrambi i genitori ad una svendita in un grande magazzino…”

Così si presenta Rat-Man ai suoi lettori.

Già a partire da quel primo episodio le caratteristiche del personaggio sono delineate. Un character che secondo i più collaudati cliché fumettistici decide di votare la propria vita alla lotta contro il crimine dopo una terribile vicenda!

È chiaro che Rat-Man nasce come diretta parodia di Batman ma in esso vengono immediatamente inglobati gli elementi di altri fumetti di supereroi, primi fra tutti quelli della Marvel di Stan Lee & Jack Kirby.

La conoscenza dei fumetti Marvel del periodo d’oro da parte di Ortolani è sbalorditiva. Da essi l’Autore attinge il linguaggio, il ritmo, la composizione delle tavole, l’enfasi delle pose e dei dialoghi. Ma piuttosto che fermarsi ad una sterile e pedissequa ripetizione, amalgama il tutto in un fumetto ironico e geniale.

Troppo spesso abbiamo visto parodie dei fumetti americani ad opera di autori che forse non li hanno neanche letti. Troppo facile è fare loro il verso e demolire la loro ripetitività, troppo facile dicevamo, come sparare sulla Croce Rossa, ma Ortolani non si limita a parodiare, Ortolani crea delle solide narrazioni alleggerite da un senso dell’umorismo che può essere recepito anche da chi non ha mai letto un fumetto Marvel.

Ortolani fa parte di una generazione di autori, fra i quali Claudio Castellini, che si è letteralmente nutrita dei fumetti Marvel/Corno e che adesso comincia a produrre delle opere originali frutto di una sensibilità tutta europea, che si rifanno ad una solida e collaudata tradizione.

Rat-Man, comincia la sua carriera decidendo di indossare un costume; prima di lui non c’è neanche l'”uomo” (se di uomo si può parlare). Dell’uomo (o topo, o scimmia) sotto la maschera non sappiamo nulla, neanche il suo nome. Sappiamo che vive con il maggiordomo Arcibaldo, che è un ricco industriale, ma nulla più. Non conosciamo il suo abbigliamento borghese in quanto senza costume è disegnato come se fosse nudo. Non conosciamo neanche il palcoscenico delle sue avventure, la città è senza nome.
Soltanto dopo molte storie Leo Ortolani ci svelerà il vero nome di Rat-Man: Deboroh La Roccia.

Nella prima avventura Rat-Man combatte il Buffone un personaggio ispirato al Joker di Batman, ma con un aspetto da Jester della Marvel. Il Buffone rapisce un orfano, chiedendo il riscatto ai genitori…! Rat-Man dopo una lotta serrata libera il ragazzo che due anni dopo diventerà Tòpin, il Topo Meraviglia!

Nella prima missione la coppia Rat-Man/Tòpin esordisce in modo disastroso e come se non bastasse nei media si comincia a parlare della presunta omosessualità dei due. Ortolani fa qui un esplicito riferimento alla campagna denigratoria nei confronti dei fumetti scatenata negli anni ’50 dal dott. Fredrick Wertham che senza mezzi termini scriveva che la coppia Batman/Robin poteva indurre imberbi lettori a tendenze omosessuali…

Dopo il Buffone abbiamo incontrato il Ragno, un aracnide che dopo un morso radioattivo da parte di un uomo ne acquisisce i poteri: l’avidità, l’egoismo, la spietatezza! Un Ragno-Uomo più che un Uomo Ragno che fra le sue nefandezze vanta la produzione di fumetti con copertine metallizzate, con gadget, a tiratura limitata, con speciali, con numeri zero, ristampe e card! Una presa in giro della dilagante moda dei primi anni ’90 che ha “drogato” il mercato dei fumetti USA e che ne ha causato una recente depressione, una moda, quella degli enhanced comics, che ha trovato i suoi epigoni anche dalle nostre parti.
[Vuoi saperne di più dallo stesso Ortolani? Vai su Dietro le quinte 1]

Il n. 2 di Rat-Man presenta Thea una ragazza di cui Rat-Man si innamora. Un personaggio femminile che alla fine dell’albo morirà fra le braccia del nostro in una sequenza di raro lirismo. Una morte che tocca profondamente il lettore, simile a quella di tanti altri personaggi di contorno dei fumetti “seri” fra le quali non possiamo non citare quella di Gwen Stacy, comprimaria dell’Uomo Ragno; ma a differenza di Gwen, Thea l’abbiamo conosciuta solo per poche pagine, ma tanto è bastato.
[Vuoi saperne di più dallo stesso Ortolani? Vai su Dietro le quinte 2]

Per il n. 3 “Dal Futuro!” seguite il nostro dietro le quinte 3 scritto dallo stesso autore.

Il n. 4 è un albo straordinario, uno dei migliori dell’intera serie: in esso fa la sua prima apparizione la Gatta una sensuale donna che scatena le fantasie ero(t)iche del nostro eroe. L’intero albo è un concentrato di gag e situazioni comiche irresistibili, battute a raffica che dimostrano, se ce ne fosse bisogno, la carica goliardica del nostro. A conferma di quanto appena detto Ortolani si ritrae nella prima vignetta di pag. 23; inoltre fa dire al capitano Krik: “La prossima volta fatti fare un giornalino più lungo!” rendendo quindi i characters consci di essere dei personaggi dei fumetti, proprio come aveva fatto con successo John Byrne in She-Hulk della Marvel.

Un altro capolavoro lo ritroviamo ne “L’araldo” ispirato ad una celebre saga dei Fantastici Quattro in cui per la prima volta apparve Silver Surfer, una delle migliori creazioni Marvel. Nella prima pagina Ortolani dedica il suo albo a Jack Kirby con le parole “Perdonami Jack! Con affetto, Leo!”, un segno che indica rispetto e ammirazione per un Maestro dei comics ma anche dimostrazione di genuina umiltà da parte del nostro autore.

Con il n. 7 inizia una storia retrospettiva in 3 parti. È una saga che per stessa ammissione dell’autore è diversa dalla precedente produzione. Non sembri uno sperticato elogio, ma a noi ha ricordato molto il Watchman di Alan Moore e Dave Gibbons. Nella saga, una delle opere più mature di Ortolani, viene narrato il passato di Rat-Man, l’appartenenza alla Squadra Segreta e l’incredibile tradimento di Tòpin suo ex compagno. Inoltre viene svelato che Valker ha da sempre avuto un ruolo chiave nelle vicende di Rat-Man, un ruolo che sembra destinato ad assumere un peso rilevante. Ortolani, non più vincolato dalla rigida struttura delle 24 pagine, dà sfogo alla sua abilità di scrittore dimostrando, seppure ce ne fosse bisogno, la capacità di creare solide trame che non siano intelaiature per apporvi delle, pur divertenti, gag. Il lettore viene sballottato nel tempo e nello spazio, il presente si mischia col passato e getta le basi per un futuro che si preannuncia molto interessante. I colpi di scena sono continui, il ritmo è serrato ed il risultato è degno dell’attesa creata magistralmente. Da segnalare la copertina del n. 9, in perfetto stile Perez.

I numeri 10 e 11 vedono un Rat-Man più defilato. Ne “L’incredibile Ik”, ancora una volta si parte da spunti parodistici; l’incredibile Ik è frutto di esperimenti genetici molto simili a quelli che nella Marvel hanno prodotto Lui (nome poi cambiato in Warlock). Curioso notare che Rat-Man non sembra avere una vita al di fuori di quella in costume: ad una cena con una splendida fanciulla lo vediamo ritratto in abiti civili ma con la maschera da topo addosso! Neanche questo espediente, tuttavia, servirà a conquistare il cuore della ragazza, come testimonia l’ultima, poetica, tavola.

In “The R-File!” il mistero si incentra sull’identità segreta di Rat-Man. Gli agenti Fax Tolder e Nanas Kelly, parodie degli investigatori di X-File, sono gli incaricati della missione. Il primo passo è quello di interrogare l’autore dei fumetti di Rat-Man. E proprio come Stan Lee e Jack Kirby, e più recentemente John Byrne, anche Ortolani si diverte a ritrarsi in un suo fumetto. Ortolani dichiara agli agenti di non conoscere l’identità di Rat-Man (e forse è proprio così) e di narrare le avventure che lo stesso personaggio gli racconta, proprio come Robert E. Howard con Conan. In questo numero Ortolani riprende un concetto già espresso nello splendido “Addio al Re”: l’autore di fumetti è come un dio, con il potere di creare interi universi! Un altro concetto degno di nota è il legame indissolubile che lega Rat-Man al suo autore. Ortolani svela (e se fosse vero?) di essere Rat-Man e grida che “Nessuno potrebbe mai fare lo stesso fumetto” se non lui stesso. Una convinzione espressa dai lettori e ribadita dall’autore, quasi a voler fugare eventuali dubbi; nell’ultima pagina un impavido Arcibaldo che tenta di sostituire Ortolani al disegno con risultati tutt’altro che convincenti.

Con “Il grande Ratzinga” Ortolani dà un ulteriore prova delle capacità di metabolizzare ed adattare qualsiasi linguaggio fumettistico. Se fino ad ora i riferimenti erano stati i comics di Lee & Kirby, con il n. 12, assistiamo ad un albo in perfetto stile manga. Le linee cinetiche così care ai fumetti giapponesi si moltiplicano, le scene d’azione diventano sempre più vorticose, i parziali più presenti. Ortolani coglie immediatamente le specificità di uno stile così distante da quello usato fino ad ora e con la consueta abilità si diverte a svelare i trucchi del mestiere: veramente esilarante la vignetta in cui Rat-Man in corsa supera un uomo che disegna le classiche linee cinetiche e quella in cui il vortice creato dalla depressurizzazione dell’aereo è in realtà causata da un grosso ventilatore!

“Rat-Man vs. Erinni” è il primo crossover con un personaggio non Marvel: la splendida Erinni è infatti un personaggio della scuderia Liberty creata da Ade Capone. L’albo suggella la fine della serie Rat-Man ma temporalmente va situato prima del n. 1. Rat-Man, comunque, è quello di sempre anche se al posto di Arcibaldo sembra esserci soltanto il “fido” cane Cioppy. La presenza di Erinni muta la narrazione di Ortolani. I consueti retini vengono affiancate da tavole con neri pieni, in perfetta sintonia con lo stile noir di Capone mentre le gag incalzanti sono perfettamente inserite nell’atmosfera torbida della storia. La solitudine, ancora una volta, è l’elemento dominante e trova in Rat-Man un degno rappresentante: le sequenze finali con Rat-Man in borghese davanti alla TV sono pesanti come un macigno, anche se strappano un amaro sorriso.

Rat-Man Collection apre un capitolo nuovo nell’opera di Ortolani, la possibilità di far interagire Rat-Man con “veri” supereroi Marvel. E il nostro sfrutta al massimo tale possibilità.

In “Legami di sangue”, (RMC 1) all’Uomo Ragno viene trasfuso il sangue di Rat-Man che acquista la sfiga cosmica sottolineata dalle parole “E d’ora in avanti, un po’ di Rat-Man lo accompagnerà per sempre!”. Tutti i punti di forza delle serie Marvel vengono sfruttati: il senso di responsabilità ad esempio. Rat-Man, ricordandosi che la carriera dell’Uomo Ragno è cominciata con la morte dello zio tenta di uccidere il proprio, che però gli risponde per le rime! I grandi poteri poi non sembrano dargli grandi responsabilità quanto piuttosto un ego smisurato. La scoperta dei poteri è esilarante. Vengono mostrate le stesse sequenze disegnate da Steve Ditko nel primo numero dell’Uomo Ragno ma con risultati leggermente diversi.

Ne “L’immutabile Destino” (RMC 2) Rat-Man mostra uno dei lati migliori di sé: la petulanza. Si reca in un antico monastero tibetano alla ricerca di un’armatura ma vi trova un mondo di pace e tranquillità. Verrà affidato ad uno dei monaci che dovrà indicargli la retta via. In pochissimo tempo Rat-Man trasforma un potenziale sant’uomo in uno dei più grandi criminali dei comics, e il monastero in un incubo! Ancora una volta i capisaldi delle serie di riferimento vengono scoperti e demoliti, seppure con amore. Il Dottor Destino della Marvel è una figura epica con uno smisurato rispetto per la madre la cui anima è finita all’Inferno. Bene, in Rat-Man, la madre di Destino viene trasformata in una pornodiva conosciuta persino dai monaci dello sperduto monastero! L’ultima pagina è un colpo di teatro. Scopriamo per la prima volta il motivo per cui Reed Richards non aveva sufficientemente schermato il razzo dai raggi cosmici che avrebbero conferito all’equipaggio i poteri dei Fantastici Quattro: il colpevole era proprio il nostro topo che non aveva consegnato con puntualità le schermature!

Il coprotagonista del terzo numero, “La belva in noi”, è Wolverine uno dei personaggi più interessanti della Marvel. Il consueto scenario urbano viene sostituito dalla foresta canadese; non è solo un cambio di “scenografia”, sembra cambiare l’essenza stessa del personaggio e le modalità di narrazione. Le gag si fanno meno presenti mentre l’attenzione viene focalizzata sul personaggio Rat-Man. La rivelazione finale, in cui si svela che il nostro avrebbe sparato a sangue freddo, costituisce una sorpresa amara per i lettori; Rat-Man non è più solo un buffo personaggio, ma un characters a tutto tondo, che se posto in condizioni estreme, mostra il lato più bestiale della propria personalità. Il titolo della storia, d’altronde, chiarisce qualsiasi dubbio.

In Rat-Man Collection n. 4 Ortolani ci regala un’altra perla. Come di consueto la serie presenta un supereroe ospite e stavolta tocca a Elektra, la letale ninja magnificata da Frank Miller. Ma i veri ospiti stavolta sono due personaggi in carne ed ossa: nientemeno che Andrea Plazzi e Marco M. Lupoi! Ancora una volta, dopo “The R-Files” la realtà e la fantasia si mescolano, personaggi reali interagiscono con personaggi di carta.
Al di là della storia, quel che emerge è l’ironia di Ortolani che tratta temi “scottanti”… Nella splash-page iniziale un atterrito Plazzi recita: “Non mi troveranno facilmente. Mi sono nascosto nei magazzini dove teniamo le critiche e i suggerimenti dei lettori. Nessuno entra mai qua dentro.”!!! Ma non finisce qui. Nelle ultime pagine Rat-Man e Plazzi incontreranno un invasato Lupoi che appartiene ormai a dimensioni ultraterrene e che dispensa il suo divino sapere in un delirio di onnipotenza ormai inarrestabile. Non si può dire che Ortolani non fiuti ed enfatizzi alla sua maniera il disappunto di qualche lettore, ma nonostante tutto… Rat-Man Collection ha proseguito nella sua corsa…

Con Rat-Man Collection n. 5 inizia la seconda trilogia del topo. Ne riparleremo, perché merita una riflessione approfondita…

Il n. 8 presenta “Operazione Geode” una storia che sembra presagire la volontà di Ortolani di svincolarsi dalle ferree maglie della continuity a favore di storie tematicamente più varie. In “Operazione Geode” troviamo infatti un ratto agente segreto mutuato dai film di James Bond, un ruolo che poco si adatta a quello di supereroe.
La storia è un po’ sotto tono rispetto alle precedenti, ma bisogna ricordare che Ortolani ci ha abituato troppo bene e quindi qualunque storia che non sia eccezionale rischia di sembrare mediocre.

Con Rat-Man Collection n. 9 Ortolani si riscatta immediatamente presentando una delle storie più straordinarie di Rat-Man: “Cinzia la barbara”! Ancora una volta Rat-Man è prelevato dal consueto flusso temporale (che sia l’effetto della precedente trilogia che narrava di viaggi nello spazio/tempo?) e posto in un’epoca che non ha niente da invidiare all’Era Hyboriana di Conan il barbaro. Oltre a Rat-Man troviamo un comprimario d’eccezione, Cinzia, ancora a caccia del nostro topo e con gli stessi tragicomici risultati, quasi a testimoniare che certe cose non cambiano mai. L’episodio è punteggiato da gag a non finire e le battute, molte delle quali a sfondo sessuale, sono divertenti al punto da rivaleggiare con episodi ormai celebri quali “La Gatta!” o “L’immutabile Destino”. Nella sua folle ricerca Cinzia si rivolge ad un potente mago e qui si scatena una gag che non poteva certo passare inosservata: il mago, consultando la sua sfera di cristallo con tanto di mouse, comincia la ricerca proprio da… questo sito!

“Dimenticati dal tempo” (RMC 10) costituisce a nostro avviso un altro dei capolavori di Ortolani. Ancora una volta, come nei precedenti due episodi, la realtà non è quella che conosciamo. Stavolta ci troviamo avanti nel tempo, in un’epoca in cui un avvizzito Rat-Man è ospite di un ospizio. L’atmosfera che Ortolani crea è magistrale. Proprio come Frank Miller in “Batman: il ritorno del cavaliere oscuro”, anche Ortolani gioca con gli agenti atmosferici, e mentre nell’episodio milleriano Gotham City era soffocata dal caldo, la Città senza Nome è preda di una tempesta, presagio che qualcosa di epocale sta per accadere. I lampi squarciano la città, rivelando verità che il tempo aveva ormai sepolto. Rat-Man è considerato un eroe leggendario, e il dubbio sulla sua stessa esistenza ne esalta la grandezza. Fin dalle prime battute si ha l’impressione che qualcosa di inevitabile sta per accadere, che un destino deve compiersi. Il vecchio Rat-Man, risvegliato da una ignota chiamata, decide di indossare ancora una volta il costume. Fantasia e realtà si fondono, Rat-Man vede un comitato d’accoglienza inesistente: nessuno lo aspetta là fuori. Alla fine Rat-Man si arrende al tempo e getta il costume, e con esso i ricordi che lo tenevano legato ad una vita che non è più. Un finale amaro, mitigato soltanto dal ritrovamento del costume qualche tempo dopo. Un giovane, forse destinato a perpetuare le gesta del leggendario eroe lo ritrova, e con lui risorge la speranza che un altro Rat-Man possa solcare le strade della Città senza Nome. La battuta finale, in cui il giovane scambia il costume del ratto per quello di Topolino, non scalfisce la grandezza di una storia intessuta di commozione, una storia che potrebbe essere… l’ultima storia del Rat-Man.

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