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Il teleratto cap. 4

Un sacco di schizzi

(da Rat-Man Collection n. 53)
In che senso? Dovete sapere che negli incontri col pubblico, molti domandano a Leo se è lui a disegnare il cartone animato di Rat-Man. Se così fosse, sarebbe un fenomeno da chiudere in un circo e da studiare, e gli alieni lo avrebbero già rapito per analizzarlo. Ogni minuto della serie animata consta infatti in media di 600/700 disegni e di una ventina di scenografie. Per 52 episodi di 12 minuti ciascuno sono quindi necessari 380.000/400.000 disegni, che vanno realizzati nel corso di un anno. Si tratta cioè di più di mille disegni al giorno!

Ma vediamo come si arriva a realizzare questa mole di disegni.

Tanto per cominciare, la sceneggiatura di ciascun episodio viene passata scrupolosamente al vaglio di un gruppo di lavoro che, oltre al sottoscritto, comprende gli altri direttori artistici, Gianni Poggi e Stefania Tararà, e il regista Massimo Montigiani: spulciando le sequenze a una a una, si buttano giù i primi schizzi, si prendono appunti, ci si rimpalla idee e così via. Poi ciascuno passa ai propri incarichi specifici.

Il sottoscritto si concentra sulla creazione di personaggi, oggettistica,veicoli ed effetti speciali; insomma, tutto quanto riguarda qualsiasi cosa che all’interno dell’episodio sia suscettibile di animazione. In ogni episodio ci sono una media di tre personaggi principali, sei secondari e una decina di “terziari”. In genere penso io ai personaggi principali, con l’eccezione di quelli tratti dai fumetti, che in questo caso vanno solo adattati allo stile del cartone. Ma non è facile: nei fumetti, infatti, lo stile di disegno bidimensionale non è pensato per un effettivo sviluppo 3D e quasi mai la visione frontale corrisponde a quella laterale (altezza del naso, livello di occhi, naso e orecchie). Sono state quindi necessarie lunghe sessioni di studio per arrivare al “turn around” definitivo, cioè allo studio di rotazione del personaggio, disegnato di fronte, di lato, di tre quarti.

Per la creazione dei personaggi, Leo fornisce dei suggerimenti ma dà sostanzialmente carta bianca. E con me è stato particolarmente buono… ma solo perché tra il circo e gli alieni non aveva molto tempo! Tra tutti i personaggi, quelli che lo hanno divertito di più sono stati sicuramente il mitico John Balbone, la provocante Pamela Oversize, i nemici di Rat-zinga e… Rasta-Man!

Gianni cura invece le scenografie: per creare la Città senza Nome (CSN) è partito da una “piattaforma letteraria” che la descriveva in linea di massima. Da qui, insieme al regista, ha creato una piantina della città, tenendo conto di tutto: quartieri, porto, stazioni, carcere, aeroporto, zona industriale, fiumi, laghi, foreste e, ovviamente, la collina su cui si trova la villa di Ratty.

La CSN è un omaggio alla grande mela, perciò grattacieli, edifici popolari, municipio e quant’altro sono tutti in stile newyorkese.

Per la grafica ha cercato di rimanere il più possibile fedele allo stile originale, anche con i luoghi che nel fumetto non esistono o vengono rappresentati raramente, come la Rat-villa, la Rat-caverna, la centrale di polizia, la Fraudolent…

Lo stile grafico di una serie dovrebbe sempre rispondere a criteri sia estetici che di semplicità ed economia di animazione. Perciò, partendo dal fumetto, si è cercato di dare un impronta che non tradisse i lettori e che allo stesso tempo venisse incontro alle esigenze degli animatori.

L’unico elemento con cui abbiamo tradito parzialmente il segno originale (che è relativamente elaborato; d’altra parte, Leo usa il pennello) è il “clean-up”, cioè l’equivalente dell’inchiostratura nei fumetti: abbiamo optato per un segno semplice e uniforme, che fa riferimento a serie come i Simpson o Futurama, veri oggetti di culto per tutto lo staff!

Infine, Stefania gestisce le problematiche legate al colore: personaggi, scenografie, effetti speciali, oggetti. Per realizzare la versione notturna della CSN, per esempio, ha studiato a lungo le scenografie della serie animata di Batman. Per la versione diurna ha invece scelto dei toni molto tenui, in modo da fare risaltare i personaggi e per evitare che si impastassero con la composizione. È un lavoro che richiede molto scrupolo: per ogni scenografia bisogna tenere presente quali sono i personaggi a cui farà da sfondo. Per esempio, sono assolutamente da evitare case con pareti gialle in scene in cui compare Rat-Man, che è giallo al 75%…

Quando un personaggio si trova invece in determinate condizioni di luce, viene applicato un filtro che faccia risaltare una particolare dominante di colore: blu scuro di notte, arancio al tramonto, blu, rosso o verde in discoteca…

Il risultato di tutto questo lavoro su ciascun episodio viene chiamato “Model Pack” e viene fornito a chi si occupa degli storyboard.

Ma questa è un’altra storia…!

Alessio Giurintano

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