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Il teleratto cap. 5

Una régia regìa

(da Rat-Man Collection n. 54)

Uno pensa a un regista e si immagina un omone con qualche cappello bizzarro, vestiti eccentrici, una sciarpa o qualche altro ammennicolo strano, seduto su una sedia di tela con un ciak in una mano e un megafono nell’altra.
Uno pensa a un regista e si immagina questo tizio pittoresco che sgrida gli attori perché cassano una qualche battuta, si arrabbia con il tecnico delle luci perché le luci sono tutte sbagliate, se la prende con il cameraman perché non c’è un’inquadratura giusta, e così via, una vita irrequieta di frustrazioni continue.
Poi però uno pensa che anche i cartoni animati hanno il regista, e allora viene scosso nelle sue credenze: ma come? A cosa serve il megafono a un regista di cartoni animati se gli attori esistono solo sulla carta e obbediscono sempre? A cosa gli serve un ciak se non c’è nessuna scena da riprendere? Perché una sedia di tela se non c’è nessun set in cui stare seduto ore ed ore?
E soprattutto, se tutto questo non serve, che ci sta a fare un regista in un cartone animato? Ruba lo stipendio nascondendosi tra uno “storyboard” e un “videoboard”? E cosa sono questi paroloni di cui udiamo sempre parlare senza tuttavia riuscire a comprenderne il significato, come del resto avviene per tutto il resto dalla prima elementare?
Domande che rivolgiamo direttamente a Massimo Montigiani, il regista del Ratto (come lui stesso ama definirsi, mentre la critica lo definisce in bel altro modo, pur rimanendo l’espressione foneticamente non troppo dissimile). Massimo, la spina dorsale della serie TV, lo stakanovista della macchina da presa virtuale, lo stregone del videoboard, ci riceve nella sua villa a Beverly Hills, in lunga vestaglia di seta rossa, sgranocchiando con gusto patatine Amica Chips mentre stuoli di ragazze in bikini lo massaggiano sensualmente.

Ciao Massimo, siamo molto orgogliosi di essere qui. Vuoi spiegarci in due parole in cosa consiste il tuo lavoro?
(Massimo sgranocchia patatine e ci fa servire due “margaritas” da un paio di avvenenti minorenni in bikini)
Il regista di un cartone animato fa le stesse cose di un regista di un film dal vivo: concorda lo stile e il ritmo delle puntate con l’autore e gli sceneggiatori, “dirige” gli animatori con gli storyboard, fornisce ai musicisti e al reparto audio tutte le informazioni per creare di ogni episodio un piccolo capolavoro e infine smussa gli angoli di ogni puntata nel montaggio finale.

Ora vuoi spiegarcelo in tre parole?
Coordinare il team!

Grazie Massimo! Come dicevamo prima, gli storyboard e i videoboard sono i fondamenti del tuo lavoro… Qual è la differenza tra i due? Come mai sono così importanti?
(Massimo sbadiglia stiracchiandosi sulla poltrona, una bionda mozzafiato gli porge uno specchio per l’abbronzatura e lui se lo pone sotto il mento rivolgendosi al sole del meriggio)
In animazione non possiamo “girare” un sacco di materiale per poi sceglierlo e tagliarlo nel montaggio finale! Lo storyboard ci permette di decidere, con una sequenza di vignette, quali e quante scene fare in ogni episodio. Infine, tagliamo le vignette e, assieme alle voci, le montiamo in un videoboard per fissare la durata di ogni scena e quindi dell’intero episodio.

E quali sono le fasi successive della lavorazione? Come si passa da un videoboard ad un cartone animato?
Dal videoboard vengono ricavati i “fogli macchina” che servono a spiegare nel dettaglio le azioni di ogni singola scena. Insieme al “model pack” (personaggi, sfondi, effetti speciali) viene tutto spedito agli animatori che daranno vita e movimento al Ratto!

Venendo a qualche domanda meno tecnica e più intrigante… come sono i rapporti con gli altri membri del team di Stranemani? Ci sono state discussioni sullo stile o su altre questioni riguardanti la serie a cartoni animati di Rat-Man? Puoi fare i nomi dei tuoi collaboratori o temi la loro vendetta personale?
Ogni membro di Stranemani supervisiona una parte importante del lavoro. Ci riuniamo settimanalmente per buttare giù le basi grafiche e narrative di ogni puntata e il regista ha il compito di frustare ogni settore per guidare il team nella giusta direzione. Alla fine della giornata mi dimostrano il loro affetto rigandomi la macchina nel parcheggio!

E con Leo e gli altri sceneggiatori? Sappiamo che Ampollini e Cavalli sono spesso ospiti qui da te alla Montigiani Mansion…
(dalla cascatella della piscina Ampollini e Cavalli salutano beati. Stanno sorseggiando rhum e cola coccolati da due ragazze in topless che massaggiano loro le tempie per rilassarne le menti affaticate)
Michele e Marcello, perennemente frustati… uh… controllati da Leo hanno scritto una puntata più bella dell’altra! Quindici minuti di massaggi era il minimo che potessi fare per loro! Durante la produzione ho controllato le sceneggiature assieme a Cristina Seravalli (direttore di scrittura) che ha supervisionato tutte le puntate.

Tornando alla serie, quali sono state le difficoltà maggiori nell’adattare il grande personaggio del venerabile Leonardo Ortolani a una serie televisiva?
Con Leo abbiamo approfondito tutte le sfumature e le caratteristiche più recondite di Rat-Man, che ricorreranno in ogni puntata. Per i ritmi abbiamo preso spunto da registi e film che apprezziamo entrambi, come John Landis, Mel Brooks, il trio Zucker/Abrahams/Zucker. Abbiamo inoltre definito le dinamiche tra i personaggi già noti dal fumetto e aggiunto nuovi protagonisti. Un grosso lavoro è stato fatto anche per i luoghi delle scene, che nel fumetto sono spesso solo accennati: dal bar alla stazione di polizia, dallo skyline alla segnaletica pedonale.

Com’è stata la collaborazione con gli altri reparti di lavorazione della serie (sceneggiatori, modellisti, musicisti, doppiatori, storyboardisti, animatori, coloristi, trapezisti, clown ecc)?
C’è stata piena collaborazione (almeno finora!): tutti abbiamo dato il massimo nonostante la realtà economica dell’animazione italiana e il poco tempo a disposizione (speriamo di finire in tempo!). Ho messo a disposizione tutte le informazioni necessarie affinché avessero piena libertà creativa.
(Massimo inizia a spazientirsi: gli stiamo rubando troppo tempo e, soprattutto, una nuvola ha appena coperto il sole… Ci spostiamo nel solarium della Montigiani Mansion)

Perdonaci Massimo, ma questa domanda proprio non riusciamo a trattenerla… Come riesci a conciliare il lavoro con la vita privata? Come riesci a gestire questa tua sorprendente somiglianza con una star ollivudiana, che ti è valsa il soprannome di “Giorg Cluni della Val d’Arno”?
(Massimo accenna finalmente a un sorriso, svelandoci una dentatura perfetta)
Ebbene sì! Lo confesso! Ho sfruttato questa somiglianza non solo per conquistare attrici altrimenti inavvicinabili ma anche per arrotondare lo stipendio con comparsate in qualche spot italiano: ho fatto la controfigura nello spot del Martini. Sono stato io a beccarmi la porta sulla faccia!

Per finire, Massimo, pensi che Rat-Man sarà un successo? Come reagiranno i fan più scatenati abituati al ratto a fumetti?
Sarà un successone! I fan possono stare tranquilli: dagli adattamenti televisivi non riceveranno brutte sorprese. Abbiamo lavorato molto per mantenere le caratteristiche che tutti conoscono della personalità di Rat-Man. Se poi qualcuno avesse qualcosa da ridire… lo aspetto nella mia Mansion per un massaggio conciliatorio.

Grazie, Massimo è stato un piacere.
(Massimo ci saluta scostando gli occhiali da sole e strizzandoci l’occhio con ammiccamento; due fanciulle mozzafiato cospargono il suo corpo di oli abbronzanti)

Intervista raccolta da Cavalli e Ampollini (e non Ampollini e Cavalli, sia chiaro).

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